La Corte d’Appello di Genova ha confermato la responsabilità di Marco Nebbia e Tommaso Baldineti per la violenza sessuale contestata dopo una serata in discoteca, riducendo però le pene inflitte in primo grado grazie al riconoscimento delle attenuanti generiche nella massima estensione. Nebbia è stato condannato a 5 anni, 5 mesi e 10 giorni, mentre Baldineti dovrà scontare 5 anni, 4 mesi e 15 giorni.
Le motivazioni ricostruiscono quanto accaduto nella notte del 16 aprile 2022 e respingono la tesi difensiva secondo cui la giovane avrebbe avuto rapporti consenzienti con entrambi gli imputati. Secondo i giudici, i video acquisiti agli atti confermano invece il racconto della ragazza: un primo rapporto consensuale con Nebbia, avvenuto senza Baldineti, seguito dall’arrivo di quest’ultimo e dalla proposta di un rapporto a tre, che la giovane non avrebbe accettato.
La ricostruzione attraverso i video
La Corte ha sottolineato la differenza tra le immagini relative al primo rapporto e quelle successive. Nel primo caso, la giovane appare consenziente; nella seconda fase viene descritta come totalmente passiva e inerme durante la penetrazione da parte di Baldineti. Dalle riprese, aggiungono i giudici, non emergerebbero gesti o espressioni vocali interpretabili come partecipazione all’atto sessuale.
Un altro elemento centrale riguarda le condizioni della ragazza, che secondo la Corte erano condizionate dall’assunzione di alcol, senza però arrivare a una totale incapacità. Lo stato di alterazione, si legge nelle motivazioni, non le impediva di prestare o negare il consenso, ma poteva averle impedito di opporsi in modo deciso agli atti non voluti. I giudici hanno inoltre ribadito che il consenso a un rapporto con una persona non può essere esteso automaticamente a un’altra.
Gli altri reati contestati
Nel valutare la gravità dei fatti, la Corte ha richiamato modalità che, secondo i giudici, esprimerebbero volontà di sopraffazione e disprezzo nei confronti della persona offesa. Le motivazioni si collegano alla valutazione già contenuta nella sentenza di primo grado, che parlava di serate seriali organizzate, secondo l’accusa e la ricostruzione giudiziaria, per indurre le ragazze ad avere rapporti sessuali con entrambi gli imputati.
In appello sono state confermate le responsabilità per la violenza sessuale e per la diffusione illecita di video sessualmente espliciti. La Corte ha invece dichiarato di non doversi procedere per il reato di interferenze illecite nella vita privata, contestato per le riprese effettuate durante i rapporti, per difetto della condizione di procedibilità. I giudici hanno precisato che anche un eventuale consenso alle riprese non avrebbe costituito consenso alla successiva diffusione.
Confermate anche le responsabilità relative ai filmati che riguardavano due ragazze minorenni all’epoca dei fatti. Per una di loro è stata ritenuta provata la produzione di materiale pornografico; per l’altra, la detenzione da parte di Nebbia di un video ricevuto da Baldineti. La riduzione delle pene rispetto ai sei anni e sei mesi e ai sei anni e tre mesi stabiliti in primo grado è stata motivata dalla giovane età e dall’immaturità emotiva dei due imputati.