Sentenza stradale

Condannato a Genova l’automobilista che uccise Sara Marzolino

La vittima, 22 anni, fu travolta durante un attraversamento notturno: il conducente aveva superato gli 80 chilometri orari

Condannato a Genova l’automobilista che uccise Sara Marzolino

È stato condannato a un anno e dieci mesi l’uomo che l’11 maggio 2025 era alla guida dell’auto che travolse e uccise a Genova Sara Marzolino, 22enne emiliana. La sentenza è arrivata al termine del procedimento per omicidio stradale. L’imputato, una guardia giurata di 51 anni, era difeso dall’avvocato Fabio La Mattina.

Lo schianto in via Bruno Buozzi

L’incidente era avvenuto intorno alle 4.30 del mattino in via Bruno Buozzi. La guardia giurata stava andando al lavoro al volante di una Ford aziendale. L’auto, proveniente da via Adua, stava svoltando verso via San Benedetto quando aveva investito Sara Marzolino, che attraversava la strada dal lato mare verso monte, in corrispondenza di alcuni spartitraffico.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, la vettura procedeva a velocità molto elevata. La consulenza tecnica affidata dalla Procura all’ingegner Marco Sartini aveva stimato un’andatura compresa tra 82 e 91 chilometri orari. L’auto aveva rallentato leggermente in prossimità dell’impatto, anche per effetto della curva, ma non erano stati rilevati segni di frenata prima dell’urto. Gli accertamenti avevano inoltre evidenziato che il tratto era illuminato e che non c’erano ostacoli tali da impedire la visuale del conducente.

Le verifiche dopo l’impatto

Lo schianto era stato violentissimo. La giovane era stata sbalzata per circa 26 metri, fino a finire contro un semaforo. Con lei c’era un’amica, che si trovava pochi passi più indietro e aveva assistito alla scena. La sequenza era stata ripresa anche da una telecamera di videosorveglianza. L’amica aveva raggiunto immediatamente Sara, ma per la 22enne non c’era stato nulla da fare.

Agli agenti della sezione Infortunistica della polizia locale, la guardia giurata aveva riferito di non aver visto la ragazza fino al momento in cui se l’era trovata davanti. Gli accertamenti avevano escluso la presenza di alcol nel sangue e non avevano fatto emergere elementi riconducibili all’uso del telefono cellulare durante la guida. La pena inflitta resta poco al di sotto dei due anni previsti come limite per la sospensione condizionale.